Bruna Tamburrini
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Sceneggiature

Il Guerin Meschino

(Rielaborazione dell’opera ''Guerrino detto il Meschino'' di Andrea da Barberino).

PRESENTAZIONE
Chi è che non ha mai sentito parlare dei monti Sibillini? E’ proprio qui che il cantastorie Andrea da Barberino, intorno al 1409, ha raccolto tutte le leggende, che si raccontavano in quel tempo, in un libro d’avventura intitolato appunto ''Guerrino detto il Meschino''. I monti dell’Appennino sono al centro della discesa nell’aldilà, e successiva risalita sulla terra, del giovane e coraggioso protagonista: Guerin Meschino.
La grotta della Sibilla, o della maga Alcina, si trova a 2150 metri sul monte Sibilla.
Il protagonista della storia viaggia in tutto il mondo allora conosciuto alla ricerca delle sue origini, intanto combatte e vince strabilianti battaglie e acquista gran fama. Un veggente africano gli consiglia di ricercare le sue origini rivolgendosi alla famosa maga Alcina che soggiorna tra i monti di Norcia. Il Meschino penetra nell’antro misterioso e buio della Sibilla e il primo impatto con l’interno della grotta è raccapricciante: sotto i piedi si trova un orribile serpente. Il Meschino passa avanti e giunge alla grande porta di metallo che lo conduce al cospetto della Sibilla.

La storia della Sibilla ha avuto vari risvolti e varie interpretazioni nel corso degli anni: per i Romani era una profetessa, mentre per Andrea da Barberino è sì una profetessa, ma è anche una tentazione al peccato, come del resto secondo l’interpretazione medioevale.
Il Guerrino, all’interno della grotta, dovrà, infatti, resistere per non cedere alle malizie e alle tentazioni della fata che vuole farlo cadere nel peccato. Il Guerrino si accorge che le persone si tramutano in animali tutti i sabati di ogni settimana. Nel racconto è scritto che chi entra e rimane nella grotta per più di un anno, non ne uscirà più, ma sarà dannato per sempre. Dopo sette mesi, il Meschino, resosi conto che la maga gli svelerebbe le sue origini soltanto se riuscisse a farlo peccare, decide di andarsene. Egli si reca a Roma per chiedere la benedizione papale, perché ogni contaminazione con il mondo del peccato sia
cancellata dal suo corpo e dal suo animo. Il Papa lo assolverà e gli donerà duecento danari d’oro.

Ma chi è la Sibilla?
E’ un prodotto della fantasia popolare che ha focalizzato la profetessa nelle viscere della montagna, forse nello stesso secolo in cui sul luogo nasceva la leggenda di Pilato.
Ma come mai il popolo ha trovato conveniente condannare la Sibilla nella grotta di questo monte?
Lei, vergine superba e profetica, è condannata nelle viscere del monte fino al dì del giudizio, perché, prevedendo l’incarnazione di Dio in Maria ed aspirando ad essere lei la vergine prescelta, ha cercato di contrastare la realizzazione dell’evento sacro. E’ stato scelto questo luogo per la bellezza orrida e selvaggia della natura, infatti il popolo chiama tuttora ''Infernaccio'' l’orribile fenditura tra la Sibilla e la Priora, ma è stato scelto anche per l’esistenza di culti pagani localizzati in questa grotta.
Dopo la trasformazione in serpe della Sibilla, ella ritorna all’eroe non più in veste di seduttrice, ma di maestra, rivelando tratti propri della Cumana. Il tema della profezia è visto come il tema essenziale in cui si innesta il motivo stesso della visita e del soggiorno dell’eroe nella grotta. Andrea da Barberino accoppia, forse per primo, i temi della profezia e della voluttà.

1) Questo testo teatrale è stato scritto e rappresentato per la prima volta insieme ai miei alunni.

''IL GUERIN MESCHINO''
SCENEGGIATURA TEATRALE DELLA PARTE V (Arrivo del Guerrino nei pressi di Norcia e ingresso nella grotta della Sibilla)

PERSONAGGI:
Narratore, Guerrino, un gruppo di persone e in particolare un vecchio, oste di nome Annello, figlio dell’oste, persone della piazza: 3 uomini, 3 eremiti, serpente Macco, 3 damigelle, fata Alcina, uomini tramutati in bestie all’interno della grotta.
(LIBERA DIVISIONE IN ATTI).
Narratore:
Il cavaliere Guerrino viene da lontano ed è in cerca delle sue origini. Vive molte avventure prodigiose e decide di andare a trovare, per avere notizie più precise sui suoi genitori, la maga Alcina, famosa incantatrice che vive in una grotta sui monti della Sibilla...
Musica
Arrivato nella città di Arezzo, chiede ad alcune persone di indicargli il monte abitato da questa famosa fata Alcina (continua la musica).
Il narratore si allontana ed entra il cavaliere Guerrino. Dietro, in un angolo della scena c’è un vecchietto.
Guerrino: Devo chiedere notizie più precise su questo monte abitato dalla fata Alcina...devo conoscere le mie origini e devo assolutamente incontrare questa incantatrice...
Si fa avanti il vecchietto che stava ad ascoltare in disparte.
Vecchio: Scusate, nobile cavaliere, io possiedo un libriccino nel quale si parla di Alcina, la famosa incantatrice e vi si narra che di due individui che volevano andare a farle visita, uno solo ebbe il coraggio di proseguire il cammino...sentirono soffiare venti, videro fiere e grifoni. Vi consiglio di non andare, nobile cavaliere!
Il vecchietto si allontana.
Guerrino: Mi hanno detto che sotto la montagna si trova la città di Norcia. Io proseguirò il cammino...
Si guarda intorno, poi ad un tratto: Ma questo monte grandissimo è il monte Apenione, lì c’è un’osteria, proverò a bussare...C’è nessuno qui dentro?
L’oste apre la porta.
Oste: Benvenuto, nobile gentiluomo, da dove provenite? Siete stanco?
Guerrino: Sono di questo mondo, non so da dove vengo, né dove vado!
Oste: Nobile gentiluomo, vi ho forse offeso chiedendovi ciò?
Guerrino: No, davvero!
Oste: Ebbene, se vi ho domandato quelle cose è perché amiamo sapere chi viene in paese.
Guerrino: Saggio uomo, puoi darmi notizie dell’incantatrice Alcina?
Oste (spaventato): Questa fata si trova nelle montagne vicine. Io non vi sono mai andato e vi consiglio di non andare, perché potreste non fare ritorno! Prima di arrivare in quel luogo c’è una fortezza. Più in là c’è un romitorio: ci sono degli eremiti che vi sconsiglieranno di proseguire il cammino. Grifoni ed altre fiere vi impediranno di andare oltre. C’è grande terrore ed è una regione arida e disabitata! Io vi sconsiglio di andarvi!!!
Guerrino: Io devo conoscere i miei genitori...ma ora non parliamone più...
Il Guerrino si allontana ed entra il narratore. (Musica).
Narratore: Il cavaliere, dopo aver trascorso una notte nell’osteria, si fa all’indomani accompagnare dal figlio dell’oste in chiesa e a visitare la città di Norcia. Trovatosi in mezzo alla piazza, sente parlare alcuni forestieri...Il cavaliere si avvicina.
Figlio dell’oste: Venite, cavaliere, vi accompagnerò io a visitare la città.
Guerrino: Avviciniamoci a quelle persone che stanno parlando...
Le persone si trovano in un angolo della scena.
il Guerrino si avvicina.
Guerrino: Scusate, signori, io so che questo posto è noto per le stregonerie e gli incantesimi!
Un uomo (rivolgendosi agli altri): Messeri, ho sentito dire che da queste parti si trova un’incantatrice di nome Alcina. Si narra che si sia dannata l’anima diventando strega, perché affermava che Dio, quando s’incarnò nel grembo della vergine Maria, comunicasse con lei!
Guerrino: Ma come può essere vero questo?
Un altro uomo della piazza: Nobile cavaliere, perché mettete in dubbio ciò che ha detto costui? Egli ha detto il vero ed io posso assicurarvi che questa famosa fata sta non molto lontano di qua. L’ho sentito da tre giovani che vi si sono recati, però so anche che ritornarono indietro ed uno di loro non fu più visto!
Guerrino: Ebbene, costoro dunque videro l’incantatrice?!
Uomo: Si narra che nelle vicinanze vi siano cose orride e spaventose! Pensate che un certo messer Lionello di Francia, per amore della sua damigella, si era vantato di andare dalla fata, ma non vi riuscì, perché incontrò molti ostacoli nel suo cammino!
Guerrino: Vi ringrazio, messeri, per le informazioni che mi avete dato.
Tutti Insieme: Vi consigliamo di non andare, nobile gentiluomo!
Tutti si allontanano dalla scena - musica di sottofondo.
Entra l’oste. Oste: Gentiluomo dabbene, per quale ragione siete così serio e pensoso?
Guerrino: Ho viaggiato per lungo tempo e non posso fare a meno di rintracciare mio padre e mia madre. Durante il mio viaggio ho subìto molte sofferenze, ho visto molte cose, ho incontrato e superato molti ostacoli e, proprio per queste avventure, non posso tirarmi indietro e voglio andare avanti nella mia impresa.
Oste: Sono pronto, farò tutto per voi, nobile cavaliere!
Guerrino: Ho bisogno di una guida che mi accompagni fino al romitorio. Intanto ti lascerò tutte le cose, ma più di tutti ti raccomando il mio cavallo.
Oste: Sarò io la vostra guida, ma vi consiglio ancora di tenervi lontano da questa impresa!
Guerrino: Questo non sarà mai, perché non posso fare a meno di rintracciare mio padre e mia madre, quindi...andiamo!
Musica e balletto lungo il cammino...fino a quando non incontrano gli eremiti.
Oste: Guardate là, ci sono alcuni eremiti. Vedrete cavaliere, anche loro cercheranno di fermarvi!
Eremiti: Dove andate, nobili gentiluomini?
Oste: Il cavaliere vuole andare dalla fata Alcina ed io lo accompagno.
Si fa avanti un eremita.
Eremita: Nobile gentiluomo, volete andare dalla fata Alcina? Noi vi sconsigliamo di proseguire il cammino!
Guerrino: Non posso tornare indietro.
Eremita 1: Allora, se proprio volete continuare, tenete sempre presente Gesù Cristo ed invocatelo in ogni momento! Inoltre, armatevi delle quattro virtù cardinali: fortezza, giustizia, temperanza e prudenza e delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità!
Eremita 2: Guardatevi dai peccati ed evitate quelli mortali. La superbia stia lontana da voi, come pure l’ira, l’accidia e l’avarizia.
Eremita 3: Non tenete l’invidia e state lontano dalla gola e dalla lussuria! Non lasciatevi vincere dalle carezze, dalle moine e dalle promesse!
Eremita 1: Ricordatevi che potrete stare dentro per un volgere intero del sole, cioè per un anno e tenete in mente questo: quando il sole avrà terminato il suo giro, dovrete uscire dal punto in cui siete entrato, diversamente sareste perduto rimanendo nell’incantesimo nel quale altri caddero.
Gli eremiti si allontanano ed il Guerrino li saluta...
Guerrino: Pregate tutti che Dio mi faccia ritornare sano e salvo!
Narratore: Il Guerrino, dopo aver dormito una notte all’aperto, al mattino si reca all’ingresso di una delle quattro caverne e si sente disorientato. Durante il suo cammino nella grotta incontra un serpente...
Guerrino: Percorrerò questo cammino, è buio...ma...devo aver calpestato qualcosa...è un serpente!!!!
Serpente: Chi sei tu per calpestarmi?
Guerrino: Ma chi sei tu?
Serpente: Io sono Macco, un serpente, come puoi vedere e sono stato giudicato e condannato ad essere così!
Guerrino: Io, invece, sono un cavaliere di ventura e sto cercando la maga Alcina.
Serpente Macco: Sappi che io, per aver fatto male al mio prossimo, fui dannato a stare in queste condizioni. Stanco di vivere così, tra la noia, le colpe e i rimorsi, saputo che qui c’era una fata, mi rivolsi a lei per porre rimedio alla mia sciagurata condizione e fui trasformato in un orrido serpente. Quindi, non andare dalla fata, altrimenti ti potrebbe capitare la stessa fine!
Guerrino: No, io continuerò il mio cammino...addio!
Il Guerrino va avanti, poi ad un tratto vede una porta.
Guerrino: Ecco, ora penso di aver finalmente trovato il regno della famosa fata Alcina. Proverò a bussare.
La porta viene aperta da tre damigelle.
Damigella 1: Benvenuto gentile cavaliere, benvenuto dalla nostra fata Alcina che vi aspetta...
Damigella 2: Venite con noi, nobile cavaliere, non dovete aver paura, noi vi faremo vedere molte cose belle!
Damigella 3: E poi la nostra fata Alcina vi saprà rivelare il vostro passato, è questo che volete, no? Su, venite cavaliere!
Damigella 1: Date a me la vostra roba, la lasceremo qui all’ingresso...
Breve balletto fra le damigelle e il Guerrino. Alla fine rimane una sola damigella.
Damigella 2: Venite, cavaliere, venite nel regno della fata Alcina (lo accompagna dalla fata)...Ecco, questa è la fata Alcina!
La fata è circondata da fiori e da molte cose belle. Il cavaliere si avvicina timoroso.
Alcina: Benvenuto, nobile cavaliere, nella mia casa. Ora vieni con me e ti mostrerò tutti i miei tesori.
Lo prende per mano e lo conduce in un angolo della scena.
Alcina: Osserva, queste sono tutte le mie ricchezze, i miei tesori e potranno essere tuoi...vieni, ti condurrò anche in un’altra stanza dove ci attendono molte cose buone da mangiare! Ma intanto prendi questi tesori...
Guerrino (Si fa continuamente il segno della croce e prega):
No, io non prenderò niente, non sono venuto per questo, io devo conoscere le mie origini...
Fata Alcina: Non preoccuparti, nobile cavaliere, prendi questi tesori e vedi quante cose da mangiare ci sono? Serviti pure nobile cavaliere!
Guerrino: Noo! (Si fa ancora il segno della croce e ripete mentalmente le giaculatorie come avevano consigliato gli eremiti).
Rientrano le damigelle, si avvicinano e fanno moine al cavaliere, poi si allontanano...
Narratore: La maga Alcina cercherà in tutti i modi di ammaliare il cavaliere, per farlo cadere nel peccato e metterà in evidenza tutta la sua bellezza.
Rientra il Guerrino sulla scena. Balletto tra la fata, il Guerrino e le damigelle. Durante il balletto il Guerrino sembra trascinato dalle moine della fata, ma poi, alla fine, fugge via e Alcina rimane da sola.
Alcina: Perché sei fuggito, cavaliere, nessuno ha mai osato sfuggire alla mia bellezza!
Guerrino: Ora ti dirò la verità: ho fatto questo lungo viaggio per conoscere le mie vere origini e per avere notizie di mio padre e di mia madre che purtroppo non conosco e so che tu puoi aiutarmi!
Alcina: Ascolta cavaliere, i tuoi genitori sono vivi e, all’età di circa due mesi, fosti dato in guardia ad una gentildonna di Costantinopoli che fuggì per mare e tu, dopo altri avvenimenti, fosti venduto ad un mercante di Costantinopoli. Costui aveva un figlio al quale fosti dato per schiavo. Il nome che tu avevi prima di essere battezzato era Guerrino, ma per le vicende accadute ti venne dato quello di Meschino.
Solo questo ti posso dire, altro non saprai! Ora vieni con me!
Balletto tra la fata ed il Guerrino; si uniscono le damigelle. Il Guerrino scapperà via di nuovo. Escono anche le damigelle e la fata, poi il Guerrino ritornerà sulla scena da solo. E’ buio.
Guerrino: Mi pare di sentire lamenti, voci di gente...ma...chi siete voi?!
Avanzano persone con un atteggiamento dimesso, appena si avvicinano, il Guerrino si accorge che sono animali e uomini.
Guerrino: Ma cosa succede?! Queste sono bestie o persone? ( Si rivolge ad uno di essi) Gentile uomo, se la potenza divina non te lo vieta, dimmi perché ti cambi tanto in viso e ti scolorisci ogni momento!
Uomo: Ahimè meschino, non aggiungere pena sopra pena. In questo giorno di sabato, tutti coloro che si trovano qui a causa della fata hanno da cambiar figura ed immagine. Maschi e femmine, giovani e vecchi, ognuno ha da diventar BESTIA, DRAGO, SERPENTE, SCORPIONE, BASILISCO. Tu non dovrai mai mangiare insieme a noi, noi siamo condannati a vivere così trasformati sino alla domenica mattina...e così avviene per ciascun sabato dell’anno!
Guerrino (impaurito): Se voi non aveste peccato, non vi accadrebbe di diventare così brutti e schifosi! Si rivolge ad uno di essi:. Tu sei diventato basilisco con la testa e la voce di cane, una lunga coda di tre braccia e gli occhi di fuoco!
L’animale abbaia e si contorce. Guerrino si guarda intorno e vede tutti mostri.
Uomo: Maledico il giorno in cui sono nato!
Guerrino (indicando i mostri che vede davanti a sé):
Tu sei diventato serpente...e tu bestia schifosa più degli altri. Non cadrò mai nel peccato, non voglio diventare come voi! Signore, Dio potentissimo, salvatemi da ogni peccato e tenetemi lontano da ogni occasione!
Spaventato, vede una biscia più grande delle altre.
Guerrino: Ma tu chi sei? Sei una biscia più grande delle altre!
Biscia: Cavaliere non temere, perché quello che tu vedi non accadrà mai a te! Io sono la fata Alcina e questa è la mia trasformazione!
E’ sempre buio. Musica e balletto. Il Guerrino alla fine si allontana spaventato, mentre gli uomini continuano a dimenarsi al centro della stanza fino a quando escono uno ad uno.
Narratore: La fata Alcina, trascorso il periodo di cambiamento, il lunedì successivo perde le sue sembianze di biscia e s’incontra di nuovo con il Guerrino.
Guerrino: Fata, ho visto cose non umane, ho visto mostri, rettili, perché tutto questo?
Alcina: Quali di quei mostri ha colpito la tua fantasia?
Guerrino: Ho visto un bell’uomo diventare ad un tratto un orribile drago tanto nero e spaventoso! Aveva in testa sette corna!
Alcina: Ebbene, costui fu un vita sua un grande signore di un castello della Calabria, uomo assai superbo e vanitoso, pieno di vizi. Mosse sempre guerra ai vicini, però perdette la Signoria, disperato, non sapendo cosa fare per soddisfare le sue voglie, se ne venne qua, fuggiasco. Quelle sette corna vogliono dire i sette peccati mortali che egli commise nel mondo.
Guerrino: Ho visto uomini ridotti in vermi con una coda rossa che essi prendevano tra i denti mordendosela.
Alcina: Costoro appartennero alla specie degli uomini collerici, ecco perché stavano mordendosi la coda.
Guerrino: Ne ho visti altri diventare brutti come tanti rospi e altri sembravano scorpioni.
Alcina: Costoro furono al mondo invidiosi!
Guerrino: E perché alcuni avevano tre bocche molto grandi?
Alcina: Questi sono coloro che, avarissimi e cupìdi dell’altrui denaro, hanno danneggiato il prossimo mostrandosi nemici di Dio e dei poveri.
Guerrino: E chi erano quelli veduti in forma di scorpione?
Alcina: Erano i pigri, gli accidiosi, amanti dell’ozio.
Guerrino: Io vorrei conoscere qualcosa di più dei miei genitori.
Alcina: Io ti dirò tutto cavaliere se anche tu cadrai nel peccato...altrimenti da me non saprai niente!
La fata ed il Guerrino si allontanano dalla scena.
Narratore: Guerrino non vuole acconsentire alle richieste della fata, per questo ella si adira così tanto contro di lui che non vuole più vederlo e così, da una settimana all’altra, passa tutto l’anno senza concedergli altre risposte.
Sono rimasti tre giorni e alla fine il Guerrino decide di chiederlo di nuovo.
Damigelle (entrano danzando insieme al Guerrino):
Vieni, cavaliere, ora noi ti conduciamo dalla fata Alcina.
Guerrino: O sapientissima donna, ho dovuto subire molte peripezie, ti prego, accontentami in quello che umilmente imploro! Dimmi: dov’è mio padre?
Alcina: Senti, mio cavaliere, tu non saprai da me niente di più di quello che ti ho già detto. Anzi ti dichiaro che mi sono pentita di averti parlato della tua infanzia. Tu sei stato per me un villano, per questo ti disprezzo e non ti accontenterò mai in ciò che tu desideri!
Guerrino: Se mi accontenterai ti farò diventare famosa e non racconterò a nessuno le strane e bruttissime trasformazioni che vai soffrendo settimanalmente.
Alcina: Io non mi curo né di onori, né di fama. Voglio solo accontentare i miei appetiti disordinati e le mie voglie. Non mi fanno paura le tue minacce, perché io sono fantasma e spirito incantato, così ridotto per ordine del divin giudice supremo. Da me non saprai più nulla; se vuoi conoscere tuo padre, va’ a cercarlo nelle viscere dell’Inferno e lì ti sarà mostrata una figura che è il tuo genitore!
Guerrino: Non ti credo ed io continuerò il mio cammino ed uscirò da questo luogo maledetto!
Alcina: Ancelle, ancelle, riportate al cavaliere la sua roba!
Ora va’ lontano cavaliere, va’ lontano e sappi che io non temo la tua ira, poiché nessuno può nuocermi ed io ho già la mia condanna!
Alcina si allontana- Guerrino va alla ricerca di una damigella.
Guerrino: Ora devo trovare la strada per uscire da questo luogo...Senti, damigella, mi vuoi accompagnare all’uscita?
Damigella: Cavaliere, devo dirti per forza dove tu puoi trovare l’uscita, anche se non è la mia volontà. Vieni dietro i miei passi ed io ti indicherò dov’è la porta. Ma se tu vuoi rimanere, io ti farò perdonare dalla fata.
Guerrino: Preferisco morire piuttosto che trattenermi anche un solo istante! Non pensare di trattenermi, aprimi dunque e lasciami andare!
Damigella: Se tu vorrai uscire potrai diventare cenere!
Guerrino: Taci, io non temo i tuoi incantesimi e confido nella bontà divina, di’ alla fata Alcina che io sono vivo e sano e giungerò al mio scopo salvando l’anima mia. Voi, invece, vivrete in dannazione e ogni giorno e ogni minuto diventerete sempre più brutti e dannati, perché tanti e tanti sono i vostri peccati e le colpe commesse!
Lungo la strada incontra Macco.
Guerrino: Oh! Tu sei Macco. Ti ho rincontrato, addio, io me ne vado!
Macco: Che tu sia maledetto e che non riesca mai a trovare la tua generazione!
Guerrino: Hai speranza di partire da questo luogo doloroso?
Macco: No, perché qui attendiamo il giorno del giudizio universale che sarà per noi una seconda morte e una seconda pena. Noi qui portiamo odio e invidia e non amore per le cose. Se una cosa provo in me è la rabbia di vederti rimasto illeso dalle malìe della fata la quale avrebbe potuto, con i suoi incantesimi, farti rimanere in questo luogo!
Guerrino: Maledetti, rimarrete maledetti!
Macco: Va’ pure che il destino ti condanni a non poter mai più ritrovare i tuoi genitori!
Guerrino riesce ad uscire dalla grotta.
Guerrino: Finalmente sono fuori, sono salvo! (Guarda in lontananza). E’ lì il romitorio! Mi stanno venendo incontro gli eremiti e l’oste. Sono veramente salvo!
Eremita 1: Finalmente sei riuscito a salvarti! Sia lode a Dio, sei tornato e non hai subìto alcuna disgrazia!
Oste: Ora ti facciamo una grande festa, ma prima ci devi raccontare tutto, siediti qui!
Guerrino: Sono molto stanco, vi chiedo di farmi riposare...Comunque vi racconterò. Pensate, ogni sabato le persone si trasformavano in animali immondi e terribili per punizione dei loro peccati e delle colpe commesse.
Eremita 2: Questo ci deve insegnare che nessuno al mondo deve mal vivere se non vuol ricevere castigo.
Guerrino: Vi ringrazio per i consigli che mi avete dato. Ora ritornerò all’osteria con il mio fedele Annello.
Il Guerrino e l’oste si allontanano - musica.
Narratore: Guerrino, detto il Meschino si incamminò verso Roma, città eterna, per domandare al Papa la grazia che da tanti anni chiedeva e per liberarsi da tutti i peccati. Raccontò quello che aveva passato. Il Papa lo ascoltò molto interessato e gli diede la sua benedizione per farlo ritornare a casa sano e salvo. Era l’anno di Cristo 824 e regnava Pontefice Massimo

Studio :
Via Angelelli, 11 - 63833 Montegiorgio (FM)
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